Al Google Marketing Live di quest’anno, tenutosi qualche settimana fa nelle vicinanze della sede di Mountain View, i temi trattati sono stati tanti: dalle novità di prodotto, al ruolo sempre più rilevante degli assistenti vocali, dalle tecnologie sempre più sofisticate, alle possibilità di tracking e reporting sempre più accurate ed evolute.

 

Gli aspetti che però abbiamo trovato più interessanti, riguardano la visione di “crescita” nel mercato digitale che Google ha voluto trasferire ai suoi partner, dedicando un intero ciclo di sessioni al tema “Growth” e ai principali trend e strumenti per sostenerla.

L’approccio che quest’anno Google ha suggerito come base di un processo di crescita, risiede ancora una volta nella comprensione profonda, sfaccettata ed evoluta del concetto di “Intent”, ossia la manifestazione e conseguente risposta ad un bisogno degli utenti che sta alla base di qualunque mission aziendale.

Come possono le tecnologie e le nuove soluzioni basate sul machine learning, cambiare e ottimizzare il modo in cui le aziende valorizzano la risposta ad un bisogno dell’utente?

Già con una visibilità mirata sui motori di ricerca in relazione a keyword specifiche, è possibile rispondere in modo efficace ad un utente che ricerca attivamente un prodotto o servizio.

Ma come potrebbe cambiare la risposta di un’azienda ad un determinato “Intent” se fosse possibile unire le informazioni insite nella keyword ricercata ad una profilazione accurata dell’utente che effettua la ricerca? Immaginiamo ad esempio di poter espandere la conoscenza del nostro utente in target, sapendo che sta ricercando una “borsa in pelle” e che si tratta di una donna, nella fascia di età 40-45 anni, con alto potere d’acquisto, che naviga su portali in ambito luxury, che viaggia frequentemente per lavoro e naviga su siti di viaggi nei paradisi tropicali.

Da questo esempio, non solo risultano più definiti l’intento di ricerca di un utente con questa profilazione e la sua aspettativa di risposta, ma allo stesso tempo è evidente come questo utente diventi un target molto appetibile per un determinato tipo di azienda che offre prodotti in una fascia di mercato medio-alta.

E da qui il concept che Google ha più volte sottolineato nel corso dell’evento californiano: “Intent is everywhere. Stop chasing intent, start predicting it”.

Con le search audience recentemente lanciate da Google, questo è effettivamente possibile: con le sue tecnologie predittive e la possibilità di beneficiare nelle campagne search di una clusterizzazione degli utenti in base ai loro comportamenti di navigazione nell’universo Google, ora è possibile arricchire una campagna search con informazioni rilevanti sugli utenti, i loro touchpoint digitali, le loro caratteristiche socio-demografiche, le loro preferenze di acquisto, ecc.

Ora la sfida per le aziende diventa cogliere queste opportunità per fornire risposte sempre più mirate, personali e distintive ai propri utenti: l’evoluzione delle tecnologie digitali rende infatti sempre più indispensabile la capacità di sviluppare logiche strategiche e di marketing in grado di beneficiare dell’innovazione per offrire sempre più valore al proprio mercato.