Cosa è successo ad agosto nella SEO?

Gli addetti ai lavori ormai sono stanchi di parlarne, ma la maggioranza delle aziende e persone che gestiscono o lavorano per società di e-commerce o brand attivi on line ignorano completamente la cosa. A meno che non siano stati tra i siti  disgraziatamente colpiti o premiati da quello che è stato registrato nella storia della Search Engine Optimization sotto il nome di Medical Update.

Va detto che il mondo dei SEO è sempre stato bravo a creare un linguaggio incomprensibile ai molti. Ancora adesso osservando un discorso tra un SEO e un marketing manager si può vedere quest’ultimo arrossire (a ragione) di fronte a termini quali “SERP”,”LINK POPULARITY”, “CRAWL BUDGET”, ecc. ecc.

Detto questo, sul perché questa ultima evoluzione dell’algoritmo di Google si sia chiamata Medical Update esiste ormai una cospicua letteratura on line. Riassumendo sembra che i siti più coinvolti (ma non solo loro) siano stati quelli operanti nei settori medico/scientifico.

Più che analizzare nello specifico le technicality del Medical Update (per questo esistono i forum di settore) è interessante salire di livello superiore e capire qual è la direzione che Google sta seguendo.

In effetti fin dai primi anni a Mountain View si sono resi conto che per analizzare e classificare un sito web, non è sufficiente analizzarne unicamente la qualità dei contenuti e le fattezze tecniche.

Armando (salumiere illuminato) potrebbe costruire un sito con contenuti di maggiore qualità e con caratteristiche tecniche più rispettose delle logiche di Google rispetto al sito della Coca Cola, eppure il motore di ricerca non può permettersi di posizionare la “salumeria da Armando” prima del sito del noto brand per le ricerche sulla bibita gassata.  

Per riportarlo in chiave più moderna: le fake news impazzano sui social, e di questo ne parlano tutti, ma la verità è che spopolano anche all’interno dei risultati di Google, cosa che una società che ha fatto della qualità dei risultati il suo successo non può permettersi. Soprattutto non può permettersi di dare visibilità  a contenuti scritti da utenti che si improvvisano medici, ne tanto meno ad e-commerce farlocchi o truffaldini.

Come fare per evitarlo? Deve affidarsi, come sempre, a fattori esterni al contenuto del sito stesso, come?

Anche qui ci viene in aiuto il linguaggio SEO che ha coniato il termine EAT (Expertise, Authority, Trust). Ma come può un algoritmo evincere questi 3 fattori in modo automatico? “Semplice”, può cercare di considerare n. fattori quali:

  • Le recensioni e le opinioni che gli utenti esprimono sia in relazione ad un sito che ai singoli prodotti.
  • Il numero e la qualità dei contenuti che sono riconducibili ad uno stesso autore.
  • Il numero di citazioni che un brand, un sito, un prodotto ha nel web.
  • La qualità dei contenuti che un brand produce on line e la quantità degli utenti che interagiscono con questi ultimi.
  • ………..

Insomma tutto questo ci porta ad una considerazione la SEO sempre più diventa meno affare per gli “smanettoni” e sempre più parte di una strategia di Marketing più articolata che comprende la qualità dell’offerta sul mercato, le attività di Digital PR e la qualità del Customer Care.